È in malattia ma gioca a padel, licenziata, ma il Tribunale accoglie il ricorso risarcita con 18 mensilità

2 Aprile 2026 - 8:33

È in malattia ma gioca a padel, licenziata, ma il Tribunale accoglie il ricorso risarcita con 18 mensilità

Era stata licenziata per giusta causa perché in malattia giocava a padel. Il tribunale ha accolto parzialmente il suo ricorso. “Provvedimento sproporzionato e illegittimo”: la motivazione nella sentenza

del giudice del lavoro. E’ la vicenda di una 50enne di Ferrara, caporeparto in un supermercato in provincia di Rovigo che, non verrà reintegrata, ma l’azienda dovrà corrisponderle 18 mensilità. La 50enne

ferrarese era stata sorpresa, nel gennaio 2024, in una palestra a giocare a padel mentre era in malattia. Al rientro in servizio, come caporeparto in un supermercato, il datore di lavoro le aveva

consegnato una lettera di contestazione disciplinare, comunicandole l’immediata sospensione, finendo poi per licenziarla per giusta causa. La donna lavorava in quell’azienda da 27 anni e ha presentato

ricorso contro il licenziamento. Il giudice del lavoro ha accolto parzialmente il ricorso della lavoratrice, dichiarando illegittimo il licenziamento, seppur senza reintegro. L’azienda è stata condannata al pagamento

di una somma corrispondente a 18 mensilità. Nella sentenza si legge che licenziare in tronco la dipendente è stata “una reazione sproporzionata rispetto alla gravità del fatto”, sostenendo che

“la condotta attuata dalla lavoratrice  non appare idonea a determinare l’immediata e irreparabile frattura del rapporto di fiducia fino ad allora sussistente col datore di lavoro, sicché la società di lavoro,

in luogo del licenziamento senza preavviso, avrebbe potuto e dovuto applicare una sanzione conservativa”. Il Tribunale di Rovigo, alla fine, le ha dato ragione, dopo aver accertato, durante il procedimento,

che l’impiegata era andata a giocare a padel al di fuori degli orari della visita fiscale e che quell’attività sportiva non aveva aggravato le sue condizioni fisiche né allungato i tempi di recupero.

Ciò in base ai referti delle visite mediche effettuate dopo la frattura e la deposizione di testimoni. “La raccomandazione ripetuta da diversi sanitari ha sempre avuto a oggetto l’astensione del sollevamento di pesi e non dalla pratica di attività sportiva”, si legge nella decisione del giudice. Fonte Tgcom24.