Un detenuto compie un gesto di coraggio dentro il carcere. L’uomo vede un altro carcerato in grave pericolo. Infatti, alcuni reclusi stanno compiendo una violenta aggressione a sfondo omofobo. Perciò, il detenuto interviene subito per difendere il compagno. Tuttavia, la situazione degenera immediatamente.
Invece di fermarsi, gli aggressori prendono di mira proprio lui. Di conseguenza, l’uomo si ritrova al centro di un brutale pestaggio di gruppo. Il fatto accade tra il 21 e il 31 agosto scorso. Dunque, l’azione solidale si trasforma presto in un incubo violento dentro le mura del penitenziario.
Gli aggressori usano armi improvvisate e molto pericolose. Nello specifico, colpiscono la vittima con lamette affilate. Inoltre, impugnano bastoni pesanti e tubi di ferro. Infine, utilizzano persino forchette piegate per ferire l’uomo. Gli assalitori agiscono quindi con estrema crudeltà.
Fortunatamente, i soccorritori prestano subito le prime cure al ferito. Ciononostante, la vittima riporta lesioni personali gravissime su tutto il corpo. Di conseguenza, la sua guarigione richiede un percorso molto lento. Infatti, le ferite causano un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per più di quaranta giorni.
Attualmente, l’aula del tribunale di Bologna ospita il processo per questa aggressione. Nello specifico, i magistrati contestano il reato di lesioni personali aggravate. Intanto, tre imputati affrontano direttamente il giudizio dei giudici. Dunque, la giustizia accerta ora i fatti accaduti durante quella violenza.
Gli avvocati Felicia Casciano, Suela Fani e Luca Sebastiani difendono i tre imputati. Tuttavia, le indagini rivelano uno scenario più ampio. In effetti, gli inquirenti hanno identificato soltanto tre persone fino a questo momento. Al contrario, un gruppo di aggressori molto più folto ha partecipato al pestaggio.
Nel frattempo, la vittima si costituisce formalmente parte civile. L’avvocato Stella Pancari assiste legalmente l’uomo offeso. Inoltre, il legale cita direttamente in giudizio il Ministero della Giustizia. Per questo motivo, il dicastero risponde nel processo come responsabile civile per l’accaduto.
Infine, la citazione del Ministero punta a un obiettivo preciso. La parte civile chiede infatti il risarcimento integrale del danno subito. Quindi, l’azione legale riguarda tutte le conseguenze del reato. Così, il processo in corso a Bologna chiarirà le responsabilità definitive della violenza.
Fonte: Fanpage