Dalla ’ndrangheta alla libertà: la fuga di Cristina per salvare i suoi figli

3 Marzo 2026 - 18:53

Dalla ’ndrangheta alla libertà: la fuga di Cristina per salvare i suoi figli

La chiameremo Cristina, ma il suo è un nome di fantasia. La sua storia è quella di una donna che ha trovato il coraggio di spezzare la catena della ’ndrangheta per salvare i propri figli. Oggi vive in una città del Nord Italia, lontana da quel quartiere di Reggio Calabria dove tutto era cominciato.

Aveva conosciuto suo marito lavorando in un bar. Lui la corteggiava con fiori e attenzioni, un uomo premuroso che sembrava volerle offrire protezione e amore. Cristina non era nata in Italia e della ’ndrangheta sapeva poco o nulla. Si innamora, resta incinta dopo pochi mesi e si ritrova catapultata in una famiglia che inizialmente non la accetta. Poi, lentamente, inizia a capire. Un continuo via vai di persone, parole come “boss” e “picciotto”, il denaro che arrivava in casa senza spiegazioni.

Il marito, oggi detenuto al 41 bis per associazione mafiosa, non le raccontava nulla. Il suo compito era solo contare i soldi. Estorsioni, traffico di droga e armi erano affari che intuiva ma di cui non poteva parlare. Le era vietato fare domande. Nel quartiere era “la moglie del boss”, rispettata e temuta, ma profondamente sola.

La svolta arriva grazie al protocollo Liberi di Scegliere, ideato dal magistrato Roberto Di Bella. Una mattina all’alba prende i figli e sale su un aereo. Ad attenderla, lontano dalla Calabria, i referenti dell’associazione Libera. Paura e sollievo si mescolano, ma la speranza è più forte.

L’inizio è difficile, tutto è in salita. Eppure oggi Cristina si definisce una donna serena. Ai figli ha regalato un’alternativa, un futuro libero dalla violenza e dalla cultura mafiosa. Alle donne che vivono ciò che lei ha vissuto dice di trovare il coraggio che ogni madre possiede. Perché scegliere di andare via significa salvare i propri figli e, insieme, salvare se stesse. E lei è certa di una cosa: in quel fango non torneranno mai più.

fonte: fanpage

credito foto: fanpage

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