Da settimane le strade di Cuba sono attraversate da grida contro la politica e contro il Partito comunista, che si è visto incendiare un ufficio nella città di Moron. Inoltre tutta la nazione è rimasta senza
elettricità. La “completa disconnessione” del sistema elettrico del Paese, come recita la comunicazione dell’azienda cubana, è frutto del durissimo embargo petrolifero che gli Stati Uniti hanno imposto, proprio con
l’obiettivo di mettere pressione al governo e di far rivoltare il popolo contro l’establishment. Le interruzioni di corrente sono state causate da un “blocco completo della rete elettrica nazionale”,
ha dichiarato l’Union Nacional Electrica de Cuba in un comunicato, aggiungendo che sono iniziati i lavori per ripristinare l’erogazione di energia elettrica. Ma dopo settimane di buio, non è facile prevedere
quando le lampadine torneranno ad accendersi nell’isola. Per ora la luce è garantita solo a chi si può permettere dei generatori energetici. Venerdì il presidente Miguel Diaz-Canel ha rivelato che l’isola non
riceveva rifornimenti di petrolio da oltre tre mesi. E che la corrente funzionava grazie all’energia solare, al gas naturale e alle centrali termoelettriche. Un sistema che però è andato in sovraccarico proprio a
causa della carenza di greggio, tanto da costringere il governo a rinviare interventi chirurgici per decine di migliaia di persone. A risultare fatale per Cuba è stata la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro,
avvenuta il 3 gennaio da parte di forze speciali americane. L’Avana, infatti, faceva proprio affidamento su Caracas per il 50-60% del greggio importato. Senza cui L’Avana non riesce a sopravvivere,
a meno di scendere a patti con Washington come ha confermato lo stesso presidente cubano. “Credo proprio che avrò l’onore di conquistare Cuba”. Con queste parole Donald Trump è tornato sulla questione
dell’isola caraibica, senza nascondere le nuove mire della Casa Bianca. “Sarebbe fantastico. È un grande onore. Posso liberarla o conquistarla: penso di poter fare tutto quello che voglio”.
Secondo il New York Times, la Casa Bianca avrebbe già intimato al presidente cubano Miguel Diaz-Canel di farsi da parte dimettendosi per permettere alle trattative di progredire per determinare il futuro
dell’isola. Stando a quanto filtra, però, le dimissioni del leader non comporterebbero anche una perdita di potere per il Partito comunista. Fonte Tgcom24.