COVID 19, l’Aifa da’ ragione al Pascale e al Cotugno

Giusta l’intuizione di Ascierto e Montesarchio di usare il Sarilumab, il farmaco simile al Tocilizumab per sconfiggere la pandemia. I dg Di Mauro e Bianchi:
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2 mesi fa - 30 Settembre 2021

Napoli, 29 settembre 2021 – L’Aifa premia la ricerca napoletana. Dopo il Tocilizumab è semaforo verde anche per il Sarilumab, l’altro farmaco usato per la prima volta in

via sperimentale nei primi mesi della pandemia dalle equipe di oncologi del Pascale e dai medici del Monaldi e del Cotugno per la cura del Covid 19. Da ieri

l’Agenzia italiana del farmaco lo ha inserito, insieme con Anakinra e Baricitinib, nell’elenco dei farmaci che servono a sconfiggere il coronavirus. Una

decisione basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, prima fra tutte quella che porta la firma di Paolo Ascierto e di Vincenzo Montesarchio

sul . Nella riunione straordinaria del 23 settembre scorso la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha ritenuto che il Sarilumab possa essere utilizzato in

alternativa al Tocilizumab quando quest’ultimo non è disponibile, per il trattamento di soggetti adulti ospedalizzati con Covid 19 grave e o con

livelli elevati degli indici di infiammazione sistemica. In particolare, si considerano candidabili al trattamento con Sarilumab i pazienti ospedalizzati

ricoverati in terapia intensiva da meno di 24/48 ore che ricevono ventilazione meccanica o ossigeno ad alti flussi.
La ricerca partenopea fa, dunque, scuola

con i due farmaci cugini. Dopo la felice intuizione, era il 7 marzo del 2020, di trattare i primi due pazienti con il Tocilizumab, l’anticorpo monoclonare che blocca l’interleuchina 6, usato contro

l’artrite reumatoide, le equipe di Ascierto del Pascale e di Montesarchio dell’Azienda ospedaliera dei Colli, decisero di usare anche il Sarilumab su 15 pazienti. Gli

effetti furono immediati: 10 su 15 videro progredire nelle prime 24 ore la malattia. Dopo un anno e mezzo il Sarilumab ha ridotto del 13 per cento il tasso di mortalità nei pazienti affetti dal virus.

Una percentuale a cui non si erano spinti, nelle più ottimistiche previsioni, nemmeno i ricercatori Ascierto e Montesarchio.
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E il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi: .

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