Cronaca

Coronavirus, Conte gela gli italiani: “Dopo Pasqua altri dieci giorni di quarantena”

di  Redazione  -  3 Aprile 2020

Nella fase 2 bisognerà convivere con il Coronavirus, avviando una riapertura graduale con tutte le misure di sicurezza necessarie.

Questo il prossimo step anticipato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa per annunciare la firma del nuovo Dpcm che proroga al 13 aprile le norme contro il Covid-19.

Ma se inizialmente in molti hanno pensato che dopo Pasquetta si sarebbe potuti tornare a una parziale normalità, ora lo stesso premier vuole mettere tutti sull’attenti: certamente l’obiettivo è di riprendere le nostre abitudini il prima possibile, ma va tutelata la salute dei cittadini.

L’avvocato è preoccupato soprattutto da quanto avvenuto a Hong Kong: dopo essere stata chiusa nella fase più acuta, la City è entrata nella fase 2 ma è stata costretta a una nuova serrata a causa di un nuovo aumento di contagi.

Perciò, come riporta Il Messaggero, da Palazzo Chigi fanno sapere questa situazione deve “servire da monito anche per noi“. Gli uomini vicini al ministro della Salute Roberto Speranza sono del parere che l’avvio dell’allentamento delle misure “lo stabilirà l’andamento del contagio“.

Il capo del governo dunque starebbe pensando di prolungare i sacrifici almeno per altri 10 giorni dopo Pasquetta: si arriverebbe così al 23 aprile e non è da escludere che la ripartenza scaglionata del Paese ci sarà da maggio.

Anche Fabiana Dadone, titolare del dicastero della Pubblica amministrazione, ha sottolineato che le prossime mosse prevedono lente riaperture “ma sempre con molta cautela perché bisogna tenere a mente che in questo momento le misure di isolamento sono quelle che maggiormente ci stanno tutelando dal contagio“. Dal Ministero dell’Interno specificano che dopo il 13 aprile cambierà “poco e niente“: un’ipotesi potrebbe riguardare le piccole categorie merceologiche o altre filiere produttive.

Possibile pure che il Viminale, dopo il pasticcio della circolare diffusa, possa rivedere la regolamentazione per l’ora d’aria da concedere almeno ai bambini. Ma a quel punto ci sarebbe da fare i conti con l’ira delle Regioni che hanno già manifestato la loro contrarietà per le nuove indicazioni sulle passeggiate poiché potrebbero vanificare gli sforzi messi in atto fino ad ora. Fonte: Il Giornale.