CONFESERCENTI NAPOLI PROTESTA: «IPOTESI DI CHIUSURA DEI BAR E RISTORANTI ALLE 23 E’ UN SUICIDIO, PERCHE’ LE IMPRESE DEVONO PAGARE L’INEFFICIENZA DI STATO, REGIONE E COMUNE?»

6 Novembre 2021 - 18:44

CONFESERCENTI NAPOLI PROTESTA: «IPOTESI DI CHIUSURA DEI BAR E RISTORANTI ALLE 23 E’ UN SUICIDIO, PERCHE’ LE IMPRESE DEVONO PAGARE L’INEFFICIENZA DI STATO, REGIONE E COMUNE?»

Il presidente Vincenzo Schiavo: «Se le istituzioni non sono in grado di controllare chi non rispetta le regola anti-Covid a Napoli non è colpa delle

attività: questa possibile decisione porterebbe al collasso centinaia di imprese». Inviata una lettera al sindaco Manfredi con urgente richiesta di incontro

Confesercenti Napoli (e Campania) protesta senza riserve contro la possibile delibera comunale che sancirebbe la chiusura di bar, caffè e ristoranti alle 23 durante la

settimana e alle 2 nel weekend. Il presidente di Confesercenti Napoli e Campania Vincenzo Schiavo, anche a nome dei presidenti Fiepet Vincenzo Politelli

(regionale) e Antonio Viola (provinciale) e del presidente provinciale di Sided Enzo De Pompeis, alza la voce:  «Noi di Confesercenti, insieme alle categorie

legate alle nostre Fiepet (ristorazione e bar)e alla Sided (discoteche e locali da ballo della provincia di Napoli aderenti a Confesercenti) siamo assolutamente

contrari: non è possibile che le nostre attività debbano ancora una volta pagare l’inefficienza dello Stato. Se le istituzioni, governo centrale, Regione o

comune di Napoli, non sono in grado di controllare e sanzionare chi non rispetta le regole non può essere di certo responsabilità dei nostri imprenditori. Se

i ragazzi si assembrano nei baretti e nella zona della movida, non indossando mascherine per strada o bevendo dalla stessa bottiglia, che colpa ne abbiamo noi?

Non dimentichiamo che sulle spalle delle nostre attività gravano 550 giorni di chiusura per pandemia, introiti che non saranno più recuperati. I nostri

imprenditori pagano le tasse, i fitti e le utenze nonostante la voragine causata dal Covid. Eppure appena sorge un problema legato alla movida si pensa subito a

limitare le nostre imprese sulla possibilità di poter esercitare l’attività. Non è accettabile».
Il presidente sottolinea che le attività

legate a Confesercenti sono sempre dalla parte della legalità. «Siamo in prima linea per far rispettare le regole: i nostri esercenti sono quelli che applicano in modo

rigoroso i protocolli anticovid, nei locali non consentono un’affluenza maggiore rispetto a quella indicata, all’interno dei ristoranti distanziamento e controllo del

green pass sono applicati in modo rigido. E il Comune che fa? Pensa di penalizzare ancora gli esercenti che rispettano le regole e non di andare a pescare quelli che

sono fuorilegge? Inconcepibile».
A nome di tutte le attività legate a Confesercenti Vincenzo Schiavo (con la firma anche di Vincenzo De Pompeis) ha già

inviato nei giorni scorsi una lettera al nuovo sindaco di Napoli Gaetano Manfredi con la richiesta di incontro urgente per risolvere tale questione. «Se dovessero

prendere questa decisione sbagliata –aggiunge Schiavo- l’amministrazione o la Regione o anche il Governo mettano immediatamente a budget nuovi ristori per

le attività per i mancati incassi. Diversamente per gli imprenditori, che si sono già indebitati fino al collo in questa pandemia, contraendo debiti con le banche o

con l’erario, sarebbero lasciati ancora una volta soli e per loro non ci sarebbe altra strada che quella del tracollo e della chiusura. E parlo di centinaia di

attività, con la conseguenza di licenziamenti a raffica. Sarebbe un vero dramma per l’economia di Napoli e della provincia. In più sarebbe un ulteriore

danno al turismo: finalmente stanno tornando i visitatori, come si fa a privare loro di un servizio ristorazione o bar dopo le 23? E perché questo dovrebbe accadere

solo a Napoli, laddove a Milano, Roma, Firenze o Torino non esistono questi limiti? Perché dobbiamo sacrificarci per forza? Perché dobbiamo essere i primi della

classe a farci del male? Questa decisione, se dovesse essere presa- conclude il presidente Schiavo-, sarebbe un suicidio per l’economia di Napoli»