CONFESERCENTI CAMPANIA: «GREEN PASS, 70% DI ATTIVITÀ CAMPANE SOTTOPOSTE A CONTROLLI A TAPPETO PIGNOLI E INOPPORTUNI, SIAMO PER LE REGOLE MA COSÌ SI OSTACOLA L’ECONOMIA»

 Il Presidente Vincenzo Schiavo: «Nelle prime 48 ore del Green pass obbligatorio incassato il 15% in meno di fatturato, ma non solo per l’assenza del pass in alcune famiglie. L’esercito di controllori dello Stato ha rallentato la ripresa, lo Stato agisca contro racket e delinquenza, piuttosto»
di  redazione
2 mesi fa - 9 Agosto 2021

Confesercenti Campania commenta con amarezza i primi giorni del Green Pass obbligatorio. 

In Campania ci sono 61mila attività tra bar, ristoranti e pizzerie: solo il 50% di esse ha spazi esterni all’aperto. Sul restante 50% ha pesato l’assenza di

certificato in alcune famiglie, che hanno dunque preferito non andare a consumare fuori casa. «Abbiamo perso il 15% di fatturato rispetto alla settimana

precedente- commenta Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, – ma oltre a questo il forte rallentamento della economia della nostra regione è dovuto ai

controlli a tappeto subiti dalle nostre attività. Il 70% di esse, due su tre, hanno subito tali verifiche. Speravamo che anche in Italia ci fosse, come un Francia, una

certa tolleranza. E invece nelle prime 48 ore di applicazione del Green pass obbligatorio, il 6-7 agosto scorso, un esercito di controllori dello Stato, tra

vigili, finanza e polizia, si è riversato nelle nostre attività. Sia chiaro: Confesercenti è sempre e da sempre per il rispetto delle regole e rappresentiamo con

orgoglio le imprese che sono in regola, tuttavia tali controlli sono stati severi, pignoli e soprattutto inopportuni. Pur se svolti con grande cordialità e

professionalità, i controlli non si sono limitati al possesso del Green pass ma si sono allargati all’intera documentazione dell’attività, dai certificati sanitari alle licenze e ai libri contabili.

Un eccesso e una perdita di tempo di oltre due ore che frena una economia che è già malata. In questo modo significa ostacolare le nostre attività, impedire il recupero

dell’esposizione debitoria accumulata a causa della pandemia. Per migliaia di imprese sarà una tragedia chiudere il break even di quest’anno. Perché saranno tutte in

perdita a dicembre, saranno poche quelle che riusciranno a varcare la soglia del 2022. E sui controlli non è certo responsabilità delle forze dell’ordine, al solito professionali e cordiali. 

Ci aspettavamo – conclude Schiavo-  che lo Stato ci fosse vicino in un altro modo: nella nostra Italia e specie al Sud ci sono più azioni da fare per contrastare la

delinquenza, il racket e l’usura che mettono in ginocchio le nostre imprese, per esempio. E non fissarsi sui controlli. Peraltro gran parte delle nostre attività non ha avuto contravvenzioni, essendo in regola con l’intera documentazione». 

DATI NAZIONALI GREEN PASS- Il green pass, il certificato vaccinale, dal 6 agosto divide l’opinione pubblica italiana. Ma in pochi rinunciano: il 47% degli italiani già

si è procurato il green pass, mentre il 20% segnala di aver iniziato l’iter per ottenerlo. Rimane, però, un 21% che resiste all’idea dell’obbligo di certificato vaccinale e dichiara di non volerlo ottenere.

È quanto emerge da un sondaggio condotto da SWG per Confesercenti su un doppio campione di consumatori e imprenditori della ristorazione, del servizio bar e delle altre attività di ristorazione, interpellati tra il 28 luglio e il 2 agosto 2021.

Favorevoli e contrari. L’introduzione dell’obbligo, come anticipato, ha spaccato gli italiani quasi a metà, in particolare gli imprenditori di bar e ristoranti: tra questi, infatti, la percentuale di favorevoli al green pass per i clienti è ferma al 53%. Divisiva anche

l’organizzazione pratica dell’obbligo: il 46% dei consumatori ritiene che non sia corretto affibbiare l’onere del controllo del green pass ai ristoratori, quota che – non sorprendentemente – sale al 54% tra i ristoratori stessi.

CONFESERCENTI CAMPANIA: «GREEN PASS, 70% DI ATTIVITÀ CAMPANE SOTTOPOSTE A CONTROLLI A TAPPETO PIGNOLI E INOPPORTUNI, SIAMO PER LE REGOLE MA COSÌ SI OSTACOLA L’ECONOMIA»