La vicenda della chat WhatsApp del Consiglio dei ministri, apparentemente marginale, offre in realtà uno spaccato significativo della fase politica che sta attraversando il governo guidato da Giorgia Meloni. Da oltre due giorni, infatti, il gruppo informale utilizzato dai ministri per comunicazioni rapide è completamente fermo. Nessun messaggio, nessun aggiornamento: un silenzio anomalo rispetto alla vivacità operativa che lo caratterizzava fino a pochi giorni fa.
All’origine dello stallo c’è la permanenza nella chat di Daniela Santanché, che ha recentemente lasciato l’incarico di ministra del Turismo ma non è uscita dal gruppo. Un dettaglio solo apparentemente tecnico che, in un contesto politico delicato, assume un peso simbolico e pratico. Il timore, neppure troppo velato, è che informazioni sensibili possano essere lette da chi non fa più parte dell’esecutivo.
Il confronto con quanto accaduto in passato rafforza la percezione di anomalia. Quando Gennaro Sangiuliano lasciò il suo incarico, uscì contestualmente anche dalla chat, seguendo una prassi considerata lineare. Questa volta, invece, nessuno sembra voler intervenire direttamente per risolvere la situazione.
Tra i ministri prevalgono imbarazzo e prudenza. Alcuni minimizzano, altri sottolineano il problema della riservatezza. Il risultato è una sorta di paralisi comunicativa: per evitare rischi, si sceglie di non scrivere affatto. La chat, da strumento operativo, si è trasformata così in un simbolo delle tensioni interne e dell’incertezza che attraversa l’esecutivo.
In assenza di una decisione chiara, il gruppo resta sospeso, in attesa che qualcuno agisca o che la situazione si risolva spontaneamente. Una dinamica che, pur nella sua dimensione digitale, riflette le difficoltà politiche più ampie del momento.
Fonte:HuffPost Italia
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