Si è svolto a Roma l’interrogatorio di garanzia di Mario Adinolfi, il leader del Popolo della Famiglia finito ai domiciliari con le accuse di truffa aggravata, abusivismo finanziario ed evasione fiscale per il sistema della “Scommessa collettiva”. Davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di piazzale Clodio, l’ex parlamentare ha respinto fermamente ogni addebito, definendo l’attività come un gioco d’azzardo di gruppo, basato sulla totale volontarietà.
La linea difensiva di Adinolfi: “Nessun raggiro, solo gioco d’azzardo”
Durante il colloquio con il GIP, Adinolfi ha negato la sussistenza di raggiri o artifici ai danni dei partecipanti, sottolineando la trasparenza della sua condotta:
“Sono un giocatore, non un truffatore di vecchiette né un lestofante. I partecipanti inviavano il denaro volontariamente e io lo raccoglievo. Chi perde denuncia e chi vince non denuncia”
L’indagato ha spiegato che la rete era composta da circa novanta persone, tra cui figuravano anche professionisti stimati come notai, liberi professionisti e docenti universitari, tutti perfettamente consapevoli della natura rischiosa dell’investimento. Adinolfi ha inoltre respinto l’immagine di una vita sfarzosa tratteggiata dagli inquirenti: “Conduco una vita morigerata. Altro che Courmayeur, non so neanche sciare”.
I legali chiedono la revoca dei domiciliari
Al termine dell’udienza, i difensori Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo hanno depositato l’istanza di revoca della misura cautelare, definendo i domiciliari con braccialetto elettronico una misura sproporzionata per un reato di natura finanziaria.
La difesa ha presentato una propria ricostruzione contabile per smontare l’accusa di truffa da 5 milioni di euro formulata dalla Procura:
I flussi finanziari: Secondo i legali, la cifra complessiva raccolta si attesterebbe attorno a 1,5 milioni di euro, di cui ben 1,3 milioni sarebbero già stati restituiti ai partecipanti sotto forma di vincite.
La platea dei denuncianti: Gli avvocati hanno evidenziato che le querele depositate appartengono soltanto a dodici persone (assistite dall’avvocato Stefano Brustia), a fronte di una larga maggioranza di partecipanti che avrebbe recuperato interamente le somme.
Le accuse delle presunte vittime
Di parere opposto la Procura di Roma e i legali di parte civile, secondo cui il sistema promozionale architettato da Adinolfi sui canali social faceva esplicito riferimento a “risultati certi e garanzie di recupero del capitale”. Un meccanismo di persuasione che, unito alla nota fama di Adinolfi come ex giocatore professionista di poker, avrebbe spinto diverse persone a investire e perdere i risparmi di una vita. Spetterà ora al GIP decidere se confermare la custodia cautelare o concedere la revoca della misura.
Fonte: Fanpage.it