Sono diventate ben 47 le denunce nei confronti del 56enne, titolare di un bar de L’Aquila, accusato di aver installato microcamere nei suoi appartamenti dati in affitto a studenti, professionisti e allievi della Scuola di ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza per spiarne la vita. La vicenda, come è noto, inizia nel 2019 e riguarda quasi 50 persone, anche se si ipotizza che le vittime possano essere di più.
Si tratta di studenti, minori e allievi militari che si trovavano nelle case in affitto come inquilini o come ospiti. Il 56enne proprietario degli appartamenti è ora sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento agli alloggi nei quali aveva installato le telecamere, in via degli Acquaviva. Le indagini invece vanno avanti su due fronti: il primo è quello dell’interferenza illecita nella vita privata, il secondo per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.
L’ipotesi è arrivata in un secondo momento ed è legata alla possibile circolazione dei filmati registrati. Le riprese, che sono tantissime, sono state acquisite dagli inquirenti per ulteriori accertamenti.
Secondo quanto ricostruito, le telecamere venivano nascoste spesso in oggetti insospettabili come gli specchi. Il 56enne contattava giovani in cerca di alloggio tramite i social network, prediligendo in particolare le ragazze, per proporre le sue stanze.
L’indagine è partita quando un’inquilina ha notato uno strano riflesso nello specchio e ha allertato le forze dell’ordine, che hanno poi accertato l’esistenza di diversi filmati registrati dalla webcam nascosta nel bagno. Il ritrovamento di circa 80mila euro in contanti ha fatto sospettare agli inquirenti la possibile commercializzazione dei video. In casa del 56enne, inoltre, sarebbero state trovate altre webcam imballate.
I dispositivi elettronici erano posizionati in bagni, camere da letto e salotti, spesso orientate per inquadrare le stanze della casa più intime.
Fonte: fanpage