Il parere del Presidente della Commissione Grandi Eventi dell’Ordine ingegneri di Roma e componente della Commissione Vigilanza Locali di pubblico spettacolo di Roma Capitale, fra i principali esperti nazionali in materia di sicurezza e antincendio
Ciro Antonio Cannelonga, ingegnere, è uno dei massimi esperti italiani in materia di sicurezza e antincendio: da più di vent’anni è professionista antincendio nell’Albo del Ministero degli Interni, fa parte dal 2006 della Commissione di Vigilanza sui Locali di pubblico spettacolo di Roma Capitale e dal 2008 di quella della Prefettura di Roma come Esperto Elettrotecnico. È inoltre Presidente della Commissione Grandi Eventi dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma. Abbiamo chiesto a Cannelonga in questa intervista di approfondire con alcune riflessioni le cause tecniche che hanno portato all’incendio nel bar Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno e di suggerire quali sono gli interventi prioritari per evitare che tali tragedie possano ripetersi.
Ingegner Cannelonga, la recente tragedia di Crans Montana in Svizzera ha scosso notevolmente l‘opinione pubblica. Qual è la sua prima lettura di quanto accaduto?
Facciamo subito una premessa: naturalmente saranno le indagini in corso a fare chiarezza, abbiamo pieno rispetto della magistratura e dobbiamo dunque attendere l’esito delle indagini per ricostruire quanto è accaduto. Alcune riflessioni di carattere generale su quello che è accaduto e soprattutto su quello che è necessario e prioritario per evitare che tali tragedie possano ripetersi, tuttavia, possiamo farle.
Prego.
I fatti accaduti in Svizzera, per gli addetti ai lavori, sembrano purtroppo un film già visto e richiamano alla memoria due tragedie analoghe accadute in discoteca nel Nord Europa alla fine degli anni 70 e ad Ancona qualche anno fa. Dal punto di vista tecnico la tragedia può essere inquadrata facilmente: la causa scatenante sembra essere stata una concomitanza di superficialità e di negligenze, dovute al mancato coordinamento tra gli attori che intervengono in un evento di questo tipo, e cioè la struttura ospitante, l’organizzatore (che può essere diverso dal proprietario della struttura ospitante) e i vari servizi di sicurezza, steward, addetti antincendio o di primo soccorso che possono non appartenere all’organizzazione ma essere di società esterne incaricate. La mancata messa a sistema o condivisione fra gli attori di un evento di conoscenze, nozioni e informazioni delicate può indurre in tragici errore.
Ha parlato di mancato coordinamento fra gli attori: come dovrebbero allora, nello specifico, dialogare il proprietario della struttura e l’organizzatore dell’evento per garantire la sicurezza?
Il proprietario della struttura ospitante è l’unico a conoscerne i limiti in termini di capacità di affollamento, di gestione dei flussi, delle uscite di emergenza, degli impianti di rilevazione incendi, illuminazione, evacuazione di fumi caldi e calore, estinzione dell’incendio e così via. Egli ha quindi l’obbligo di condividerle con l’organizzatore, nel caso in cui le due figure non coincidano, e questo non solo per buonsenso ma anche per il rispetto delle normative vigenti.
L’organizzatore, a sua volta, può così sapere quanta gente può ospitare nel locale e quanti biglietti vendere, che non può introdurre sorgenti di iniezione o calore, e che non può ostruire le vie di esodo con palchi o luci. Deve sapere, inoltre, come comportarsi in caso di emergenza: ecco perché è assolutamente necessario redigere un piano di emergenza che parta dal piano di emergenza base della struttura e sia poi personalizzato e customizzato in base all’evento e adattato come un abito sartoriale. L’installazione di impianti, palco, luci e audio, per esempio, potrebbe infatti modificare alcune delle funzioni essenziali di emergenza, e quindi tutto va indirizzato in modo che non si aggravi il rischio.
Il piano di emergenza dell’evento va dunque sempre realizzato e condiviso, formando in maniera adeguata tutte le persone che saranno addette alla gestione di quell’emergenza: non è un documento da tenere in ufficio, perché è l’unico vademecum e strumento che può permettere, se applicato correttamente, di salvare la vita delle persone.
Dalle immagini viste finora possiamo dire quali sono state a suo parere le cause tecniche che hanno trasformato una festa in un dramma?
Premesso, come dicevo prima, che saranno le indagini in corso a fare chiarezza, le immagini già disponibili a mio parere sono eloquenti: c’è stata una concomitanza di superficialità e negligenze riconducibile all’uso di fiamme libere in locali chiusi, fiamme che sono vietate o comunque da utilizzare con le dovute distanze di sicurezza da impianti elettrici, materiali combustibili, persone etc. L’utilizzo di queste fiamme libere in altezza e nelle vicinanze di materiale di rivestimento può verosimilmente aver generato l’incendio.
Quest’ultimo, inoltre, per essere superato, va subito e tempestivamente aggredito prima del flashover, il momento in cui diventa diffuso e dal punto di vista termodinamico c’è la massima generazione di calore con la massima produzione di fumi tossici e caldi. E si muore per le conseguenze delle fiamme e delle ustioni, ma soprattutto per i fumi.
Quali sono le altre mancanze?
C’è il tema dell’assenza di impianti di estrazione di fumi: in caso di propagazione dell’incendio le persone devono poter abbandonare il locale prima che i fumi tossici e caldi arrivino ad altezza d’uomo, e per fare questo il locale deve essere dotato in numero e dimensione sufficiente di illuminazione e di uscite di emergenza libere o alternative. Si è parlato anche di sovraffollamento, ma non sempre quello che a un occhio non esperto sembra affollanento in realtà può essere non a norma. Il concetto di affollamento è un termine relativo, non assoluto, ed è legato al deflusso: abbiamo gestito la sicurezza della Giornata mondiale della gioventù con più di un milione di persone contemporaneamente, e concerti in Italia con più di 100 mila persone, con un “affollamento” non assoluto ma relativo alla capacità di deflusso del sistema ospitante.
Quale analisi possiamo fare dal punto di vista della gestione dell’evento?
Il piano di emergenza sembrava essere assente o comunque non ha funzionato perché non c’era personale idoneo a metterlo in camp. Le immagini dove si vedono i ragazzi che provano a spegnere l’incendio con i propri abiti evidenziano il fatto che l’evento emergenziale non è stato gestito da personale ad hoc formato adeguatamente per interventi di primo soccorso sanitario o antincendio. Anche qui si pone dunque un delicato tema gestionale, e cioè se era presente personale per la safety e security adeguato e proporzionale alla quantità di persone presenti.
L‘Italia viene spesso criticata per l’eccessiva burocrazia e le sue regole. Alla luce di questi eventi, come ne “esce” il nostro sistema normativo e cosa dobbiamo fare per il futuro?
Il nostro Paese è stato spesso additato dall’Europa per il suo approccio conservativo sulla normativa relativa ai locali di pubblico spettacolo: secondo il resto d’Europa siamo rimasti indietro, ma i fatti ci danno ragione perché abbiamo mantenuto il processo autorizzativo in seno al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, alle strutture delle ASL competenti per territorio, alle Questure, alle prefetture e ai Comuni attraverso lo strumento delle commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Questo fa sì che siano imposti non solo controlli preventivi prima di concedere un’autorizzazione, ma anche controlli successivi a campione, mentre invece il resto d’Europa è andato verso la deregulation e la semplificazione. L’Italia è dunque più sicura proprio perché ha mantenuto questi sistemi di controllo attraverso le commissioni e il Corpo dei Vigili del Fuoco, corpo di prevenzione, controllo e vigilanza del territorio.
Come affrontare le emergenze, dunque?
Dobbiamo fare sempre di più, perché la tecnologia va avanti e l’esperienza insegna. L’emergenza oggi non può essere affrontata solo con il buonsenso o delegando all’iniziativa del singolo: essa va piuttosto progettata e pianificata attraverso esperti e professionisti che devono redigere i piani di emergenza e formare personale addetto non solo alla security ma anche alla safety, alla prevenzione, alla vigilanza e all’intervento in caso di principio d’incendio, perché in questi casi si vince solo se si interviene tempestivamente.
C’è dunque un tema di controllo del territorio sui locali già autorizzati, facendo in modo che comportamenti visti sui social dall’altra parte del mondo come i candelotti sulle bottiglie non diventino un modus operandi causa di incendi o di incidenti, che non vengano ostruite le uscite di emergenza, che gli impianti siano funzionanti, che ci sia un piano di emergenza e personale formato in tal senso. E credo sia necessario arrivare all’istituzione in questo Paese di una figura garante, un responsabile, coordinatore dell’emergenza per ogni grande evento e per ogni locale, perché la vera differenza la fa sempre la risorsa umana.
La ringraziamo per essere stato con noi.