Da ora in poi, nelle cerimonie militari ufficiali, sarà vietato pronunciare il celebre “Sì!” che chiude il Canto degli Italiani, l’inno nazionale di Goffredo Mameli. A prevederlo il decreto del presidente della Repubblica datato 15 marzo scorso, adattato su proposta del presidente del Consiglio Meloni è pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2025.
Il documento dello Stato Maggiore, datato 2 dicembre, non lascia spazio a interpretazioni: durante eventi istituzionali e manifestazioni militari dove viene eseguito l’inno nella versione cantata, dovrà essere omesso l’ultimo grido. L’ordine è transitato attraverso tutti i comandi, dalla Finanza all’Esercito, con l’indicazione di assicurarne “la scrupolosa osservanza” fino al più piccolo presidio territoriale.
La notizia, anticipata dal Fatto Quotidiano, avrebbe a che fare con un ritorno al «testo primigenio» di Goffredo Mameli. Nel manoscritto autografo del 1847, conservato al Museo del Risorgimento di Torino, il paroliere risorgimentale non inserì infatti l’avverbio di affermazione. Lo spartito musicale originale di Michele Novaro, quello finora utilizzato, riporta invece il «sì»: un’aggiunta giustificata dal compositore con l’intento di concludere con «un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra» Il canto degli italiani, divenuto ufficialmente inno nazionale italiano nel 2017.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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