Un bambino di dieci anni pubblica un video. Il video mostra il padre che lo picchia brutalmente. L’uomo usa un cucchiaio di legno. L’uomo urla. Ripete di essere il padrone. Pretende obbedienza assoluta. La scena avviene in casa, a Catania. Il gesto sconvolge tutti.
Il bambino carica il filmato online. Usa un account social del nonno. In poche ore il video diventa virale. Arrivano centinaia di visualizzazioni. Arrivano condivisioni e commenti. Poi arrivano i Servizi sociali. Subito dopo si muovono le forze dell’ordine. Infine interviene l’autorità giudiziaria.
La polizia ferma il padre. L’uomo ha 59 anni. L’accusa parla di maltrattamenti in famiglia. Tuttavia il giorno dopo accade altro. Il giudice del Tribunale di Catania non convalida il fermo. Inoltre respinge la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura.
Secondo il gip, infatti, il video non basta. Il giudice ritiene insufficiente la prova. Non emergono altri indizi gravi. Non emerge una condotta abituale. Inoltre il giudice esclude il pericolo di fuga. L’uomo si presenta spontaneamente alla polizia. Questo pesa nella decisione.
Il giudice ascolta anche il bambino. L’audizione avviene in forma protetta. Il minore racconta episodi passati. Ricorda una punizione simile a sette anni. Racconta schiaffi sporadici. Racconta frasi ricorrenti. Il padre si definiva “comandante”. Pretendeva obbedienza. Tuttavia il giudice non ravvisa continuità.
Intanto emergono altri dettagli. Il video risale a settimane prima. Alcuni familiari lo registrano. Il bambino riesce a ottenerlo. Poi decide di pubblicarlo. Dopo il fermo, la polizia avvia nuove indagini. Gli agenti cercano altri episodi. Verificano possibili violenze anche sulle sorelline.
Nel frattempo la città reagisce. La comunità catanese resta scioccata. Alcuni residenti tentano di aggredire l’uomo. La tensione sale. Il caso scuote il quartiere. La rabbia diventa palpabile. La paura si mescola all’indignazione.
Infine interviene il sindaco Enrico Trantino. Il primo cittadino parla apertamente. Dice di non riuscire a guardare il video. Sperava fosse una messinscena. Eppure non lo era. Ringrazia i servizi sociali. Ringrazia la Procura. Conclude con un messaggio forte. Ricorda che un bambino merita amore. Merita protezione. Merita un futuro diverso.
Fonte: Fanpage