Allarme Coronavirus nelle scuole, contagi in 700 istituti: 116 sono stati chiusi

2 settimane fa
30 Settembre 2020
di redazione

Sono 738 le scuole dove è stato registrato almeno un caso di coronavirus dall’inizio dell’anno scolastico, mentre quelle che sono state costrette a chiudere sono 116. Nel 75,8% dei casi sono gli alunni ad aver contratto l’infezione ed essersi ammalati, contro l’11,4% dei docenti. Il maggior numero dei contagi si è registrato negli istituti superiori e le Regioni più colpite sono Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Lombardia e Veneto.

Sono più di 700 le scuole in cui si è registrato almeno un caso di coronavirus dall’inizio del nuovo anno scolastico. Come riporta Fanpage.it, precisamente 738, mentre quelle che sono state costrette a chiudere sono 116. Questi i dati che emergono dal database messo a punto da due ricercatori, Vittorio Nicoletta e Lorenzo Ruffino, che hanno incrociato le varie notizie e le ordinanze dei sindaci uscite a partire dalla riapertura delle scuole.

Risulta anche che nel 75,8% dei casi sono gli alunni ad aver contratto l’infezione ed essersi ammalati, contro l’11,4% dei docenti. Il maggior numero dei contagi, il 31%, si è registrato negli istituti superiori.

Per quanto riguarda le Regioni, le più colpite sono Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Lombardia e Veneto.

Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri

Nella gran parte dei casi le scuole non sono state chiuse. Il ministero dell’Istruzione ha invitato i presidi a comunicare i dati relativi alla diffusione del contagio nei loro istituti, in modo da avere un quadro aggiornato e poter così intervenire se la situazione dovesse farsi più critica. “Troppe quarantene in Italia, si rischia di fermare il Paese”, ha detto il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, commentando le notizie sulla diffusione del virus nelle scuole.

Ammettendo, allo stesso tempo: “Ci saranno sicuramente dei focolai, in realtà già ce ne sono, ma questa è la nuova normalità. Io sono più preoccupato dai controlli di questi focolai”.

Quindi ha aggiunto: “Sono ancora più preoccupato dalle quarantene, perché rischiamo che quando si trova un ragazzo positivo finisce in isolamento un discreto numero di persone.

E poi può succedere che con la concomitanza della sindrome influenzale l’Italia possa fermarsi non per il lockdown ma per la moltiplicazione delle quarantene”.

Nel frattempo, ieri il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera all’utilizzo dei test rapidi nelle scuole per le attività di screening. Questo tipo di test, già utilizzati negli aeroporti, non assicurano un’affidabilità al 100%, ma permettono di avere risultati in soli venti minuti. Ragion per cui le autorità sanitarie hanno deciso di impiegarli negli ambienti più sensibili, che richiedono livelli di allerta più elevati.

In caso di risultato positivo, sarà comunque necessario procedere con il tampone per assicurarsi della correttezza della diagnosi, ma considerando la velocità con cui arrivano i risultati, la possibilità di testare un alto numero di soggetti praticamente ovunque (senza dover mandare il test in laboratorio) e quella di ripetere frequentemente il test a costi contenuti, questo tipo di strumento può dimostrarsi utile in un contesto come quello della scuola.