Alfonso Signorini rompe il silenzio. Lo fa senza nominarlo. Lo fa scrivendo. Lo fa scegliendo le parole. L’editoriale pubblicato su Chi, in edicola da oggi, diventa un messaggio preciso. Non cita l’indagine. Non cita accuse. Eppure il riferimento appare evidente.
Signorini scrive una frase chiave. “Il silenzio non è assenza: è scegliere quando e con chi parlare”. Così apre il suo ragionamento. Così definisce la sua posizione. Nelle stesse ore, infatti, il giornalista si presenta in Procura. Qui respinge ogni accusa. Qui nega estorsione e violenza sessuale. Qui smentisce il racconto di Antonio Medugno.
Poi il discorso si allarga. Signorini guarda al presente. Osserva il rumore costante. Nota come oggi tutti parlino. Tutti commentino. Tutti urlino. Tutti giudichino in tempo reale. Di conseguenza, il silenzio cambia valore. Diventa raro. Diventa potente. Diventa, come scrive lui stesso, un atto sovversivo.
Inoltre, Signorini insiste su un punto. Viviamo immersi nelle parole. Viviamo tra like e titoli acchiappa-click. Viviamo tra dichiarazioni rubate e smentite gridate. In questo flusso continuo, spiega, il silenzio spicca. Non perché manca qualcosa. Ma perché qualcuno sceglie.
Ecco allora un’altra riflessione centrale. Il silenzio seleziona. Il silenzio filtra. Parlare a tutti, secondo Signorini, significa non parlare a nessuno. Tacere, invece, significa scegliere l’interlocutore. Significa decidere chi merita una risposta. Tutti gli altri ricevono il nulla. Un nulla che, a volte, è la forma più onesta.
Successivamente arriva il tema della verità. Signorini lo affronta con decisione. Scrive che la verità non ha fretta. Scrive che la verità non ha bisogno di essere urlata. Scrive che tacere non equivale a nascondere. Al contrario, tacere dimostra sicurezza. Dimostra consapevolezza.
Poi entra in gioco il concetto di limite. Un limite che, secondo lui, oggi non esiste più. Il limite tra pubblico e privato. Il limite tra spettacolo e vita. Il limite tra opinione e sacralità. In questo caos, la verità autentica resta distante. Non ama il clamore. Non ama i processi sommari. Ha bisogno di tempo.
Infine, Signorini chiude il cerchio. Lo fa con una frase che suona come una dichiarazione di intenti. Il vero atto rivoluzionario, oggi, non è parlare. È sapere quando farlo. È sapere con chi farlo. E, soprattutto, è sapere quando restare in silenzio.
Fonte: Fanpage